Kowka War Zone. Piercing the Earth’s wall.

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Cambiano forma
trapassando il muro della terra,
le parole non dette,
là sotto è silenzioso
ovattato
persi un orecchio
quella notte.

Sotto la vampata accecante
del biancore atomico
metà del volto vaporizzato
volto interiore
ti vidi saltare giù
nel rifugio
troppo tardi,
scendemmo su quella spiaggia
trafitti dall’aurora
sono ancora sfocato sullo sfondo
sulla portante del rombo
che si sta afflevolendo
cupamente
sordo.

 

They change shape
piercing the earth’s wall,
the unspoken words,
down there it is silent
muffled
lost an ear
that night.

Under the blinding flash
of atomic whiteness
half of the face vaporized
inner face
I saw you jump down
in the shelter
too late,
we went down to that beach
pierced by the dawn
I’m still blurred in the background
on the carrier of the rhombus
that is being flattered
darkly.
deaf.

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Kowka War Zone. Disembark near Juno beach of Proxima B.

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VI XII.
We were on a hyperbolic course,
time broken in half, diffracted specularly.

VI VI.
On the opposite side of the Earth’s orbit,
ghosts peek through the ventricles
of stellar diffraction figures,
kicking through the dense atmosphere
they make space in the infrared band
that much to re-emerge on the wave
of the stellar storm
high energy protons
trigger dreams rem
impossible
like the tangible escape routes.
Six months along the trench
white black and red
muffled breaths
held up suspended
in combat.
Yet
together,
back to the trench
I dream
you.

We should be able to believe in the impossible because
it is the only way to take away those masks and chains
that they imposed on us before we were born.

 

VI XII.
Eravamo in rotta iperbolica,
il tempo spezzato a metà, diffratto specularmente.

VI VI.
Dalla parte opposta dell’orbita terrestre,
i fantasmi sbirciano attraverso i ventricoli
delle figure di diffrazione stellari,
scalciano attraverso l’atmosfera densa
si fanno spazio nella banda infrarossa
quel tanto per riemergere sull’onda
della tempesta stellare
protoni ad alta energia
innescano sogni rem
impossibili
come le tangibili vie di fuga.
Sei mesi lungo la trincea
bianca nera e rossa
respiri smorzati
trattenuti sospesi
nel combattimento.
Ancora
insieme,
tornando alla trincea
io sogno
te.

Bisognerebbe saper credere nell’impossibile perché
é l’unico modo di toglierci quelle maschere e catene
che ci hanno imposto prima di nascere.

 

 

 

 

Ladycat War Zone. We were blind.

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We were blind,
so we were who?
So what we are?
We were blind in a blind combat,
like in a dark room, or in a tunnel without escape,
we were glimpsed a shy light.
So who were weirds?
At southwest of a crumpled heaven,
we are looking for a damned foo-fighters,
us,
check our breaths,
sister,
we’re flying over an antihuman artillery
under a deep obscurity
without the Moon.

 
Eravamo ciechi,
quindi chi eravamo?
Quindi cosa siamo?
Siamo stati ciechi in un combattimento cieco,
come in una stanza buia o in un tunnel senza uscita,
abbiamo intravisto una timida luce.
Quindi chi erano gli strani?
A sud-ovest di un paradiso accartocciato,
stiamo cercando un dannato foo-fighters,
noi,
controlla i nostri respiri, sorella,
stiamo sorvolando un’artiglieria antiumana
sotto una profonda oscurità
senza la Luna.

 

 

Ladycat War Zone. Well layered in transparency.

You see it well layered in transparency, the pain.
Cold-forged on leather and bones decorated on the soul
for what little you can see
as if she were demure fragile mottled bare skin.
Well, you will never see me in the mirror looking at my wounds.
I put them in words thrown into the wind, nothing more.

After all this the view evaporated
sublimated
aground,
sticking like crashed darts in an unreal landscape
of hatched lips deformed in retention
primitive spasmodic litanies.
Metamorphic metamorphosis, who was spotted in the sour soil?
Hailed glances over the Hill at dusk,
in silence we hold our breaths and try to keep our eyes open
within the confines of an ontological sphere of opals,
intrusive possibilities over time,
rows of happy memories piled up in pastel shades.

 

Lo vedi bene stratificato in trasparenza, il dolore.
Forgiato a freddo su pelle e ossa istoriato sull’anima
per quel poco che lasci intravedere
come se fosse pudica fragile screziata pelle nuda.
Orbene, non mi vedrai mai allo specchio a guardarmi le ferite.
Le inscrivo in parole gettate al vento, niente di più.

Dopo tutto questo la vista evaporò sublimò s’arenò,
conficcandosi come dardi schiantati in un paesaggio irreale
di labbra schiuse deformate in trattenute
primigenee litanie spasmodiche.
Metamorfosi metamorfiche, chi é scistato nell’agro speglio?
Grandinata di sguardi sopra la Collina all’imbrunire,
nel silenzio tratteniamo i respiri e cerchiamo di tenere gli occhi aperti
entro i confini d’una ontologica sfera di opaline possibilità intrusive
smottate nel tempo,
filari di ricordi felici affastellati in viraggi color pastello.

Kowka War Zone. @1.39 Kelvin the winter soldiers were dimmed in the near infrared.

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Giustapposte a feritoie le nostre ferite
echi non verbali risalgono oltre le trincee
dei nostri tormentati animi
squassati da tsunami
senza nome o suono o senso
innescati da assonanze ignote
cerchiamo rifugio dall’onda d’urto
della vampata bianca

Il sangue risaliva oltre i bastioni del diaframma
cavalcava il rombo della voce al calor bianco
increspava le ossa calcinata
con un crepitio folle
fino a fiorire selvaggiamente
nei neuroni lanciati in un equilibrismo stellare
fra collasso gravitazionale e disfacimento
sul crinale della riga del ferro

non dormire sotto
il braccio ferito
di
una vecchia galassia
con
una solitaria
piccola nana gialla
chiamata Sole.

 

Our wounds juxtaposed with slits
non-verbal echoes go back beyond the trenches
of our tormented souls
hit by tsunamis
without name or sound or sense
triggered by unknown assonances
we seek refuge from the shock wave
of the white blaze

The blood went back over the ramparts of the diaphragm
he rode the roar of the white-hot voice
rippled limestone bones
with a crazy crackle
until it blooms wildly
in neurons launched in a stellar balancing act
between gravitational collapse and weathering
on the ridge of the iron line

no sleep under
a wounded arm
of
an old galaxy
with
a lonely
little yellow dwarf
called Sun.