Ladycat War Zone. Reverse shadows.

Reverse shadows near Zulu point,
framed in an inner war zone,
I don’t want to be what I’ve been
or whoever they thought I was.
Because gray is the color of empathy.
To see the impossible nuances in the middle
of the clearing of the penumbrally
from purple flares and fatuous fires, countermeasures and false targets.
Along the inverse Gaussian of existence,
the fingers fracture in the narrow moraine crevasses,
the knees ossify in the watched suspensions
in the gloom under the Milky Way and the stern
but compassionate gaze of the great North,
Hesperides in the sky dart foreshadowing the unborned dust; the mud,
don’t worry about silence or wounds or screams or dreams.

Asphalt or path split like a metamorphic schist from the absence
and emptiness of a majestic primordial glacier that disappeared suddenly,
soaked by the native smell of the ridge of the Hill.

 
Ombre inverse vicino a Zulu point, ingabbiate in una zona di guerra interiore,
non voglio essere quello che sono stato o chi pensavano io fossi.
Perché il grigio é il colore dell’empatia.
Per vedere le sfumature impossibili in mezzo alla radura chiasmata penombralmente
da bengala viola e fuochi fatui, contromisure e falsi bersagli.
Lungo la gaussiana inversa dell’esistenza le dita si fratturano
nei stretti crepacci morenici, le ginocchia si ossificano nelle sospensioni vegliate
nella penombra sotto la Via Lattea e lo sguardo severo
ma compassionevole del grande Nord, esperidi nel cielo dardeggiano
annunciando l’aurora non nata,
nessun dorma vicino alla frammentata ragazza arcobaleno,
innesta i sensi da combattimento, scivola nel tempo plastico immobile

come un uomo un soldato nel fango, non preoccuparti del silenzio o delle parole o delle urla o dei sogni.

Asfalto o sentiero spaccato come una scisti metamorfica dall’assenza e dal vuoto
d’un maestoso ghiacciaio primordiale scomparso all’improvviso,
intriso dall’odore nativo del crinale della Collina.

 

 

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Kowka War Zone. Silenzi.

You know, we could still stay here a little, if we wanted,
if it weren’t for that damn bubble that he takes wildly
to shoulder our world, that mercenary called time.
The one with a combat knife stretched between a row of teeth,
turn to a relentless steel gray.
We are always in a feral close combat with him,
a fight to the death and breath,
even if in the end only and always he wins,
at least we have the dignity of combat.
We can scream as much as we can in dreams,
we could even kick him,
but we do not do it, we remain disintegrated in its wake,
we are looking for impossible escape routes.

Silence.

 

Sai, potremmo restare ancora qui insieme un poco, volendo,
se non fosse per quella dannata bolla che prende selvaggiamente a spallate il nostro mondo, quel mercenario chiamato tempo.
Quello con un coltello da combattimento teso fra un filare di denti,
virati in un grigio acciaio implacabile.
Siamo sempre in corpo a corpo ferale con lui,
una lotta all’ultimo sangue e respiro, anche se alla fine vince sempre e solo lui, almeno abbiamo la dignità del combattimento.
Possiamo urlare quanto ci pare nei sogni, potremmo anche prenderlo a calci,
ma non lo facciamo, rimaniamo disintegrati sulla sua scia,
cerchiamo impossibili vie di fuga.

Silenzi.

139ers War Zone. Cookie Lady forged a full nightmare jacket (II)

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The skin of the man’s face looked like a wave of undertow,
a shore of teeth arose,
while a lament of pain and anger
they foamed from the dark and polar abyss
of the chest and throat of the young fighter,
he shouted in silence.
slowly the echo of the detonations went out in the night,
along with the dying scream of the boy.
He stood still, in the smoke-filled air and cordite of life,
his eyes rocked between the time shells and the hands,
meaningless,
he remained for a long time with his head bent to the ground,
eyes painfully closed.
Rusted.

 

La pelle del viso del ragazzo sembrò un’onda di risacca,
sorse un bagnasciuga di denti, mentre un lamento di dolore e rabbia
schiumarono dall’abisso oscuro e polare
del petto e la gola del giovane combattente,
urlò in silenzio.
lentamente l’eco delle detonazioni si spensero nella notte,
assieme all’urlo morente del ragazzo.
Restò fermo, nell’aria piena di fumo e cordite della vita,
il suo sguardo dondolava fra i bossoli del tempo e le mani,
senza senso,
restò a lungo con la testa chinata verso terra,
gli occhi dolorosamente chiusi.
Arrugginiti.

 

 

Kowka War Zone. Seas of Mars.

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On black and white,
she was a gentle and brave shadowings
in front of the red and ferrous seas,
or maybe she just looked like this
for a blind or skeptical sights,
a blowing wind, charged of a rusty sand like ancient claws.
Only the rainbow ladycat run
on the edge of (an ontological) Mars.
The seashells drops her
in a blindness and numbous sleep
and i can’t move, i can’t run,
i can’t fight,
but i (we) can stand
with her.
Forever.

 

In bianco e nero,
era un’ombra gentile e coraggiosa
di fronte ai mari rossi e ferrosi,
o forse ha solo un aspetto simile a questa
per un punto di vista cieco o scettico,
un vento che soffia, carico di una sabbia arrugginita come antichi artigli.
Solo una rainbow ladycat corre
sul limitare di (un ontologico) Marte.
Le conchiglie la lasciano cadere
in una cecità e un sonno paralizzante
e non posso muovermi, non posso correre,
non posso combattere,
ma io (noi) possiamo stare
con lei.
Per sempre.

Ladycat War Zone. No landing zone.

g1 - Copia

Blind sector and
fuzzy time, Lady,
overscale evoked potential
along the tsunami shockwaves
fringed absorption lines
near plasma point
sculptured out the
possibility to syntax decoding
crumpled and shaded in a dream
the freezed hand
against …
what?