Kowka War Zone. Harvest moon.

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Go buzz,
Lady

overstacking
of inners layers
standing near a blind trench
hovering in a dismantled internal balance
flooded and sinked our armoured skin
and broken sectors in a concave splinted chest now,
so blinded, so fuzzy,
a little hidden frenzy, maybe,
if they cared about the things
what we carries inside us.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Kowka War Zone. Spectral wounds.

Tre palle nel petto possono abbattere una fiera, figurarsi un fantasma quasi inaudibile.

Dal passo sostenuto da una manciata di sogni egli sì voltò, e colse con la coda un dardeggiare tempestoso d’Erinni in furiosa picchiata in stretta e plumbea formazione, ed anche i pensieri tremarono forte prima di essere bloccati e calcinati in quell’attimo senza tempo fra lotta e fuga.

Sembrava una risata a crepapelle, argentina e sgorgante, invece era l’incessante processione di bossoli caricati d’incubi saettanti sulla bronzea cremagliera, e quel taglio sotto il naso, una volta sorriso s’era cementato in uno sghembo respiro affannoso e claudicante.

Ferite diagonalmente inferte, ortogonalmente diafane alla vista, cieche contusioni prive di altrui riscontro.
Concrezioni d’animo nate come emorragie trasmutate in parole.

139ers War Zone. Cookie Lady forged a full nightmare jacket (V).

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Drifts along a deep blue line near the edge of the wood,
the life,
if you can remember our shifted ways
where we was diffracted trought a sad crucible,
ou could you step out to our odd path,
winter soldiers drop their inner sparkles,
fragmented in a water lilies,
dropped near the limit of the Milky Way,
a shifted shadows was glowing near
the downstream of the ozone layer.
And so, c’mon, you really can’t remember this blowing wild wind,
from the deepest north,
like a crepuscolar harpoon stucked
in our chipped ribs?

 

 

 

 

 

Kowka War Zone. Dreamed dusk above the blind souls.

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Missing doppler signals from beacon zeta,
no echoes from beacon zeta, sister,
deploying our blind necks at the crepuscular ghosts,
and we awaits some kind of merciful illusions, but our legs are broken and knees bended, we can’t stand up to see again the sunrise, we only can see the rise of the Perseus arms, twinking smoothly, throught our blinded eyes for a strange kind of emotional drops shaped like a continous inner circles without stopping without time or sound, forged in a strange kind of external silence, and in a deeper louds of a primeal scream, without voices, without collision of a minimal particles of matter.
And now, he we go again, go silent, go deep, in a blind ghost recon under a purple haze stained into the ourfragmented bones elongated near the event horizon of ancient bastions, before the extraction zone, one strange and (maybe) dreamed constellations of phospens,
Zulu point.

 

Segnali doppler mancanti,
nessun eco dal beacon zeta, sorella,
dispiegando i nostri colli ciechi sui fantasmi crepuscolari,
aspettiamo qualche sorta di misericordiosa illusione, ma le nostre gambe sono rotte e le ginocchia piegate, non possiamo alzarci in piedi per vedere di nuovo l’alba, possiamo solo vedere il sorgere del braccio di Perseo, scintillando dolcemente, attraverso i nostri occhi accecati per uno strano tipo di gocce emotive a forma di cerchi interni continui senza sosta senza tempo o suono, forgiate in uno strano tipo di silenzio esteriore, e in un suono più profondo di un grido primordiale, senza voci, senza collidere nessuna minima particella di materia.
E ora, andiamo di nuovo, silenti, andiamo giù, in una cieca ricognizione fantasma sotto una foschia viola intarsiata nelle nostre ossa frammentate allungate vicino all’orizzonte degli eventi di antichi bastioni, prima della zona di estrazione, una strana e (forse) sognata costellazione di fosfeni,
Zulu point.