Ladycat War Zone #10. “With our eyes/ Con i nostri occhi”

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Tomorrow will be summer but not for us
will always be the last summer shower
last spring snow
the last race
with our backs to the wall and heart in hand
shoulder to shoulder
your voice is mine
yours in the wind
and it will be forever so
on the limit of existence
we live only in the hearts of those who see us
we see the hearts of those who see us but not in ours
we live camouflaged in the background
same substance
same pain
same love
same limit
same heart
in our midnight we see everyone
but nobody will see us
and we will wait for the aurora together.

 

Domani sarà estate ma non per noi
sarà sempre l’ultimo acquazzone estivo
l’ultima neve di primavera
l’ultima corsa
con le schiene al muro e cuore in mano
spalla a spalla
la tua voce la mia
la tua nel vento
e sarà per sempre cosi
sul limite dell’esistenza
noi viviamo solo nei cuori di chi ci vede
vediamo i cuori di chi ci vede ma non nei nostri
viviamo mimetizzati sullo sfondo
stessa sostanza
stesso dolore
stesso amore
stesso limite
stesso cuore
nella nostra mezzanotte noi vediamo tutti
ma nessuno vedrà noi
e aspetteremo insieme l’aurora.

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Catography # 19. “Come stelle polari”

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“Noi siamo come angeli caduti dal cielo.
Le vostre esili e provate braccia non sussulteranno mai quando ci prenderete in braccio e vi preoccuperete per noi, quando ci darete rifugio, casa.
Le nostre ferite saranno le vostre fino alla fine del tempo, ma insieme guariremo.
E ancora una volta, insieme faremo soffiare il vento.
Ora alza il tuo viso dal cuscino bagnato e cerca di perdonarti, mamma, ti voglio bene”

“We are like angels fallen from heaven.
Your slender arms and try never sussulteranno when you take her up and you will worry for us, when you give us shelter, home.
Our wounds will be your till the end of time, but together we will heal.
And once again, together we will make the wind blow.
Now raise your face from the pillow wet and try to forgive you, Mom, I love you”

 

 

Catography # 17. “Usque ad finem”

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Sky

“Appoggiati a me,
Che se ci dovesse andar male cadremo insieme,
E insieme sapremo cadere,
appoggiati a me,
Con la pesantezza del cuore…”

 
Sopravvivere e combattere per farlo, non è una scelta,
non per noi, è un imperativo morale, ontologico.
Ce l’abbiamo nelle ossa e nel sangue,
sopravviviamo e combattiamo per chi non ha voce, per chi non ha forza,
per chi non ce la può fare da solo ma ci prova lo stesso,
fino alla fine, non importa vincere o perdere, l’importante è provarci, sempre.
Anche se costa dolore e fatica, se restiamo raggomitzati a terra sul freddo pavimento e le nostre
lacrime ci rigano il viso nell’oscurità.
A noi non interessa, noi ci proviamo fino alla fine, anche se sappiamo che ci devasterà, ci strapperà
via un pezzo di cuore, ci farà perdere noi stessi.
Comunque vada noi lo faremo ancora e ancora, noncuranti del dolore e delle ferite, perchè
sappiamo che è la cosa giusta da fare, l’unica cosa che possiamo fare.
Restare con lui, con lei, pregando di avere un attimo in più,
in attitudine al combattimento e al sogno, incuranti del prezzo.
Comunque vada, mantenendoli nel nostro cuore, non lasciandoli alla deriva della storia, dell’oblio,
dell’indifferenza.
Sono le nostre rughe, le nostre cicatrici e siamo fieri di avercele dentro e fuori.
Usque ad finem. Fino alla fine.
Insieme. Combattendo e sognando.
Tu non sei solo o sola.
Tu hai me. Hai noi.

“Tornerò dalla valle,
ferito e sanguinante,
ma avrò sempre un amico alle spalle”

Vedi il suo sogno qui…

 

 

 

 

 

Catography # 17. “Usque ad finem”

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Sky

 

“Lean on me,
That if we were to go wrong we’ll fall together,
And together we will fall,
Lean on me,
With the heaviness of the heart … “

 

Survive and fight to get it, is not a choice,
not for us, it is a moral imperative, ontological.
We have it in the bones and blood, we survive and fight for the voiceless,
for those who have no strength, for those who can do it alone,
but we feel the same way, until the end, no matter win or lose,
the important thing is to try, always.
Even if it costs pain and fatigue, if we remain raggomitzati ground on the cold floor, and our tears
streaming down there in the dark face.
We are not interested, we will try until the end, although we know there will devastate, we will tear
off a piece of the heart, we will lose ourselves.
Whatever happens we’ll do it again and again, heedless of the pain and wounds, because we know
it’s the right thing to do, the only thing we can do.
Stay with him, with her, praying for a moment longer,
in attitude to fight and to dream, regardless of the price.
Whatever happens, keeping them in our hearts, not leaving them adrift in the history, of the oblivion
and the indifference.
It is our wrinkles, our scars and are proud to have them in and out.
Usque ad finem. Until the end.
Together. Fighting and dreaming.
You are not alone or lonely.
You have me. You have us.

“I’ll come back from the valley,
wounded and bleeding,
but I will always have a friend in the back “

See her dream here…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Catography #3. “Fotografare i gatti è narrare dell’esistenza”

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Con questo post ritorno a sensazioni più vicine a me.
Il mio modo di inquadrare è come sento la vita. Sfocata, rozza e traballante.
Sorprendente e dolorosa.
Ma in questa foto non ci sono gatti.
C’è la possibile promessa di una vita e di un’amicizia.
Ci sono 147 minuti della nostra vita, di Tommy e la mia.
Sfocata, rozza e traballante.
Perchè l’adrenalina era al massimo.
147 minuti col suo sangue addosso e non me ne ero accorto.
Qui dentro c’è la corsa a rompicollo in mezzo alla strada tra le auto.
L’annullamento del mio io e il passaggio alla modalità animale.
Lui, esanime. L’irruzione nella clinica veterinaria.
La testardaggine di non mollare. Io e lui soli. Il collasso sul tavolo operatorio.
Io non mollavo, lui non mollava.
Poi, ha aperto l’occhio sano e mi ha detto:
“Sono qui, sono con te”
La prima volta che i nostri sguardi si sono incrociati per un attimo.
E ci siamo uniti per tutta la vita.

 

Catography #3. “Photographing cats is talk about the existence”

1 - Copia

 

With this post I return to closest feelings to me.
My way of framing is like the life. Fuzzy, rough and wobbly.
Surprising and painful.
But in this picture, there are no cats. There is the possible promise of life and friendship.
There are 147 minutes of our lives, of Tommy and my.
Fuzzy, rough and wobbly. Because the adrenaline was at its highest.
147 minutes with his blood on me and I had not noticed.
Here there is the race at breakneck speed into the street between cars.
The suspension of my ego and the transition to the animal mode.
He, almost lifeless. The rough enter in the veterinary clinic.
Stubbornness not to give up. He and I, alone. The collapse on the operating table.
I never gave up, he never gave up.
Then, he opened his good eye and told me:
“I’m here, I’m with you”
The first time our eyes met for a moment.
And we joined for life.