Tommy on True feline good blog

(http://truefelinegoodblog.blogspot.it/2018/01/eravamo-solo-noi-due-la-storia-di-tommy.html)

 

“Eravamo solo noi due” – la storia di Tommy

Buongiorno Truefelini e ben ritrovati al termine delle festività! Oggi si riparte alla grande e per questo vi proponiamo uno specialissimo “feline writer”: Luca, del blog Lukecats. Il suo racconto vi emozionerà, vi coinvolgerà, vi commuoverà; è la storia vera del primo incontro con uno dei suoi gatti, Tommy. Non serve aggiungere altro! Grazie Luca per averlo scritto e avercelo mandato, a tutti voi buona lettura!
***
Stavo esplorando. Giocando. Salii.
Il mondo divenne stretto e buio.
Poi un rombo, una bolla di oscurità.
Venni portato via, senza speranza.
Il mondo perse ogni senso, avevo paura.
Ero solo.
Una mano potente mi scagliò in aria e mi scaraventò nel baratro. Persi l’orientamento, caddi sulla terra nera e dura, rotolai senza speranza.
L’asfalto mi graffiò. Spezzò il mio respiro.
Il dolore. Tutto divenne un nero sudario.
Rombi ruggenti intorno a me, sprezzanti ed indifferenti.
Sentivo freddo. Tutto stava perdendo di senso.
Poi, nella nebbia, sentii in lontananza una oscura luce.
“Sono qui, sono vivo”.
“E’ andato…”
“No!”
Sentii un rombo cupo, stridere, un tonfo.
Qualcuno stava correndo verso di me, lo sentii arrivare, lo sentii urlare dentro.
Tonfi ritmici. Eccolo.
“Tutti e due o nessuno dei due. Te lo prometto”
Qualcuno mi diede rifugio, protezione.
Non ero solo. Sentii un calore, mani timide mi circondarono, tremando.
Una voce mi sostenne, protesse, mentre a suo modo, pregava.
Mi sollevò con grazia e cautela infinita.
Ancora il luogo oscuro, ma stavolta era confortevole.
Non vedevo niente, il respiro rotto, il dolore.
Le sue mani, la corsa, il tonfo di una porta.
La voce stentorea, che non permetteva obiezioni.
“Gattino a terra!”
Fredde mani su di me, gli odori acri, il freddo metallo sotto di me. Ma c’era sempre la voce amorevole. Condividemmo la forza, la paura, la speranza.
“Io resto con lui”
Rimanemmo soli e parlò con me, lui non smise mai di parlare con me.
Sentii un sordo strappo dentro di me, devastante, poi non sentii più nulla.
Tutto era freddo e immobile.
Polmone compresso.
Collassai.
Non riuscivo a respirare.
(…)
Tutto perse di significato, stavo morendo.
Ma lui non si arrese. No. Lui non voleva.
Mi massaggiò, mi incoraggiò, mi parlò. Pregò, a modo suo.
Dopo un’eternità, o pochi secondi, qualcosa mi squassò.
Tornai.
Aprii l’unico occhio buono, per un attimo, trovai la forza per un miagolio sottile.
Ma non vidi nulla.
Il mondo era coagulato intorno a noi. Eravamo solo noi due.
Lui capisce. Io capisco.
“Ciao, piccolo”
Sono qui. Con lui.
Lo vedo.
I nostri sguardi si incrociano per la prima volta.
Sono vivo.
Io sono Tommy.
Tommy, il protagonista di questa storia a lieto fine.
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Ladycat War Zone #24. “Not a lonely tree”

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Cats have redefined the substance of the word friendship.
Making it pure to the essence.
Whoever is always there even when you do not need words, comforts you, gives without wanting anything in return, gives protection, makes you feel complete, does not hold a grudge, forgives, does the impossible, sacrifices, teaches you, listens, waits for you under any weather because he wants you to be there.
He considers you an equal and a brother, like him.
This is friendship and when I think of humans, it is rare to find someone like that.
With cats, always. This is why I consider them friends and brothers. And I thank them every moment for this undeserved and wonderful gift.

A man who smiles, dreams, contemplates, cries without shame,
protects, believes, writes with paper and pen, shatters, tries again, is a loser.
He has no right to show emotions because everything he says can be used against him.
For someone else it’s something different.
He isn’t a lonely tree in the forest but part of her.

 

I gatti hanno ridefinito la sostanza della parola amicizia.
Rendendola pura all’essenza.
Chi c’è sempre anche quando non servono parole, ti consola, dà senza voler nulla in cambio, dà protezione, ti fa sentire completo, non serba rancore, perdona, fa l’impossibile, si sacrifica, ti insegna, ascolta, ti aspetta sotto qualsiasi tempo perché vuole che tu ci sia.
Ti considera pari e fratello, come lui.
Questa é amicizia e quando penso agli umani, é raro trovare qualcuno così.
Con i gatti, sempre. Per questo considero loro amici e fratelli. E li ringrazio ogni istante per questo dono immeritato e meraviglioso.

Un uomo che sorride sogna contempla piange senza vergogna
protegge crede scrive con carta e penna si frantuma riprova é un perdente.
Non ha diritto di mostrare emozioni così perché tutto quello che dirà potrà essere usato contro di lui.
Per qualcun altro é qualcosa di diverso.
Non é un albero solitario nella foresta ma parte di lei.

 

 

 

 

Ladycat War Zone #23. “Forest’s runners”

Tonight I dreamed the forest from above, dodging with you the crimson and traitorous trajectories of humanity.
Perhaps the forest is the embryo of a dream of a stillborn child of another place.
It’s not just our place and we’re imagining it and building it for it to have the chances we have never had.
It is a possible world for a future somewhere else that still does not exist or maybe we can not see it.
We have to.
Maybe they’ll break us down, or we’ll finally be home, I do not know, we’ll run between the flare and the fire flames of the camp, not alone.
And sooner or later I will come in and I will not come out anymore.

I can see your inlaid shape on the sparkling blue of the deep blue sky, your warm profile that pierces the tangled mudslides of the morning mist, a burning butterfly from the blackened rainbow wings of a unborn child lost or perhaps just sleeping in a dream of a blind dreamer who flies above the sacking metal armor and the Maya veil of this partial reality.
And we run and run together again, with a wailing, without a strange cry or affection, with no visible noise or footprint, without a name and a definitive line, with a peaceful disillusionment and deep faith, search and discovery, the true essence of the forest runners.

 

Stanotte ho sognato la foresta dall’alto, schivando con te i proietti cremisi e traditori della contraerea dell’umanità.
Forse la foresta é l’embrione di un sogno di un bambino non ancora nato di un’altro luogo. Non é solo un nostro posto e lo stiamo immaginando e costruendo per lui perché possa avere le possibilità che noi non abbiamo mai avuto.
É un mondo possibile per un futuro di un altrove che ancora non esiste o forse che noi non possiamo vedere. Noi glielo dobbiamo.
Forse ci faranno a pezzi, o sarà finalmente casa, non so, correremo fra le fronde chiaroscurali e le fiammelle del fuoco dell’accampamento, non più soli.
E prima o poi ci entrerò e non ne uscirò più.

Posso vedere la tua forma intarsiata sull’azzurro scintillante del cielo blu profondo, il tuo caldo profilo che perfora i nembi aggrovigliati della nebbia mattutina, una farfalla bruciante dalle ali smerigliate d’arcobaleno di un bambino non nato perso o forse solo dormiente in un sogno di un sognatore cieco
che vola al di sopra delle saettanti blindature metalliche e il velo di Maya di questa realtà parziale.
E noi corriamo e corriamo ancora insieme, a perdifiato, senza un esteriore grido o affanno, senza rumore o orme visibili, senza un nome e una linea definitiva, con una pacifica disillusione e una profondissima fede, ricerca e scoperta, la vera essenza vitale dei corridori della foresta.

 

 

 

 

 

 

 

Ladycat War Zone #21. “Our Great Mother Feline”

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Our Great Mother Feline,
under your big wings we shy away from bare feet.
That you may be the view for those who rode the mountain and descend the crest from the hidden side of us, the polar star for those wandering in the dark forest, the peaceful refuge for those who fought, the cradle for those who have never seen the light of the sun, the stick for those who have the bad or missing step.
The eye of those who do not see, the ear of those who do not hear, the wrist for those who are afraid.
And if you can, our Captain.
In the fog and in the storm, blinded by the whitish blackness or darkness, in the vacillating step and in the doubt of existence, that you can give us the moment of courage and courage to try to do what we have to do, rest for a moment under the shadow of the perennial forest, a moment of light on the slope of the hill, the ability to hear and read the silence.
The opportunity to meet and recognize each other.
Not for ourselves, but for them, your children.

 

Nostra Grande Madre Felina,
sotto le tue grandi ali noi avanziamo timidamente a piedi nudi.
Che tu possa essere la vista per chi ha scavallato la montagna e discende il crinale dal lato a noi celato, la stella polare per chi vaga nella foresta oscura, il rifugio pacifico per chi ha lottato, la culla per chi non ha mai visto la luce del sole, il bastone per chi ha il passo malfermo o mancante.
L’occhio di chi non vede, l’orecchio di chi non sente, il polso per chi trema.
E se puoi, il nostro Capitano.
Nella nebbia e nella tempesta, accecati dal niveo biancore o dalla oscurità, nel passo vacillante e nel dubbio dell’esistenza, che tu possa dare a noi quell’attimo di forza e coraggio per tentare di fare quello che dobbiamo fare, un giaciglio umile per riposarci un momento sotto l’ombra della foresta perenne, un momento di luce sul ghiaione della collina, la capacità di sentire e leggere il silenzio.
La possibilità di incontrarci e riconoscerci fra di noi.
Non per noi stessi, ma per loro, i tuoi figli.

 

 

 

 

 

 

 

Ladycat War Zone #18. “Downhill”

2 - Copia

Remember when we went up the hill, in a past life, brothers and sisters?
We were in 13.
Do you remember how we got up, scattered in the fog of action, unconscious, thrown into the runway?
When did our life catapult us up the hill to keep it?
Shoulder to shoulder?
Wound to wound?
I too have been up there with you.
Someone saw me back to the base camp.
But I already died before starting the descent.
Only I didn’t know.

 

Ricordi quando salimmo sulla collina, una vita fa, fratelli e sorelle?
Eravamo in 13.
Ricordi come saettammo su, dispersi nella nebbia dell’azione, incoscienti, buttati allo sbaraglio?
Quando la vita ci catapultò lassù sulla collina da mantenere?
Spalla a spalla?
Ferita a ferita?
Anche io sono rimasto lassù con voi.
Qualcuno mi vide tornare al campo base.
Ma io già morto prima di iniziare la discesa.
Solo che non lo sapevo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ladycat War Zone #16. “Call me Solo”

20170403-jena-plissken - Copia

I’ve already met some of you in the *WZ.
Each of you calls her differently, someone remember, someone has vague impressions, or do not remember.
But he knows we’ve been “seen” there.
Because or somehow it has a foundation or something
mistaken. But if I know who you are, if you have the impression of something familiar, if I can show you something I can not know, if I feel what you feel or vice versa, or if there is something resonant then maybe not just my imagination. And if I have a bit of empathy and you normal, what could you hear?

It was a Persian carpet knotted by small female hands and patients, the plot was running intersected, it was permeated with perspiration, the thoughts of the dreamers of artists’ intrigues. There they had downloaded their destiny fate life wish fabric wires warp patterns warcraft carpets worlds universes unraveled by unseen hidden hidden divinities immense simple to those who had the look free from the misery of man’s misery saw the cat of chesire run jump jump play smiles admiring fun and dissolve in an air stream.

“Call me Solo”

 

 

 

 

 

Ladycat War Zone #15. “Purple fog”

Purple fog is where the pain of every age of all creatures of all times and in every form condenses, experienced for love, to save, to teach.
It’s loading the pain of the other on the shoulders to relieve it.
Every intensity color form is there inside.
When every being will try the pain of the other and will do it for him then the fog will vanish.
It is the satori of compassion.
It is giving me your pain, we will share it together and transform it into joy and love, going first to hell. It is being brother and sister with all the beings of the universe.
It’s the feeling of the kitten looking for mom. Feeling the hyper-compressed world of those who are cut off from the world physically or spiritually, such as the autistic or tetraplegic child.
It’s glimpsing that world a millionth of a second out there and be scared and ashamed and run away because we could or could be us in its place.
Or have been there for a while.

I ‘m your inner cat and
I will never flee away
i’m a f *** in bullet in the sparkling purple haze,
facing the horror of loss,
and chase the ghost of your shadows,
you have left in me a part of your soul,
and i still feel you again, and again,
and i see myself through a passive dark mirror,
in search of you.
And I run fast with my scars and wounds, head low,
scars of brother.
Your scars, bro.
I am with you.