Can you hear?

Can you hear this wonderful glowings
full of sleeping stars, nestled on themselves?
The delicate and crystalline murmur of snow
that melts and goes downhill carefree,
this delicate and fragrant wind,
the thousand shades in the awakening sky,
the peace over these lonely peaks?
I put my head on your fawn pillow, and finally,
I dream with you.

Riesci a sentire questo meraviglioso chiarore
pieno di stelle assopite accoccolate su se stesse?
Il mormorio delicato e cristallino della neve
che si scioglie e scende a valle spensierata,
questo vento delicato e profumato,
le mille sfumature nel cielo che si risveglia,
la pace che c’è quassù su queste vette inaccessibili?
Appoggio la testa sul tuo fulvo cuscino e finalmente,
io sogno con te.

 

 

 

 

 

If you.

If you
could hear or read these words beyond the perpetual confusion of this semantic and ontological babel, if I could center the line of hydrogen neutral to circumvent or pierce the ruthless and stiff background noise, how would this come about? Do you whisper, shadow, vision, smell, touch, taste, presence?
What probabilistic wave ridge I should ride to leap towards you, what an absolute delta to cling to, to leave behind the overwhelming gravity of the simulacrum, what a blurry silvery quantum for this heart of darkness of voids and flashes of nothing, which estuary follow up to Sea, where the dark cumulonation devours the sea and awaits me the white white where the furious sailing ship of Ahab will arise.
Where our words will meet, where the gutter will finally gather together before being rebuilt from the mother earth and return once again to the primordial sea, immense and timeless Teti, where everything has begun and everything will end, the desperate and painful dream of a blind dreamer and only by the great silent heart.
If only you could, everything would make sense.
And I could finally rest in peace.

 

Se tu
riuscissi a sentire o leggere queste parole oltre il balbettio perenne e confuso di questa babele semantica e ontologica, se io riuscissi a centrare la riga dell’idrogeno neutro per aggirare o perforare il rutilante e stolido rumore di fondo, in quale modo arriverebbe questo? Come sussurro, ombra, visione, odore, tocco, sapore, presenza?
Quale crinale di onda probabilistica dovrei cavalcare per saltare verso di voi, quale delta assoluto raggungere per lasciarmi alle spalle la gravità opprimente del simulacro, quale quantico proiettile d’argento per questo cuore di tenebra di parole vuote e lampeggianti di niente, quale estuario seguire fino al mare, laddove il cumulonembo oscuro divora il mare e mi aspetta la balena bianca, dov’é che si arenerà il furente veliero di Achab.
Dove le nostre parole si incontreranno, in quale grondaia infine si raccoglieranno insieme prima di essere riassorbite dalla madre terra e ritornare ancora una volta nel mare primordiale, l’immenso e senza tempo Teti, dove tutto é iniziato e tutto finirà, il disperato e dolente sogno di un sognatore cieco e solo dal grande cuore silenzioso.
Se solo tu potessi, tutto avrebbe un senso.
E io potrei infine riposare in pace.

 

 

Ladycat War Zone #13. “Collina 139, 15 Agosto”

2 - Copia

Al culminare di Agosto, il peregrino passo riconduce sempre alla quota Monet della Collina 139.
Stavolta sarà diverso, nuove mani e voci, volti e colori e pellegrini porteranno il loro saluto, e la terra riarsa e calcinata dal sole forse si risveglierà con le sfumature gioiose di un campo fremente di mille papaveri rossi, accompagnata dal sussurro intonato dal silenzio colorato di una profondissima scala blu.
Ci saranno tutti quelli su cui si può contare, con i loro volti, pensieri e colori.
E lassù dalla quota più alta il capitano lo saluterà, e poco distante la ragazza arcobaleno gli farà un saluto silenzioso. In lontananza vedrà come torreggianti e silenti sentinelle tutti gli altri, qualcuno immerso nella bruma, qualcuno con le spalle al sole, qualcuno in pace, in eterna vigilanza o con lo sguardo indurito nel perenne combattimento.
Qualcuno veleggerà intrepido, volgendo il viso disseccato e riarso al vento, gli occhi socchiusi, immobili, con i pochi e resistenti sguardi cristallizzati nel tempo in cui andò in pezzi, senza concedere al male nulla di più, mentre l’uomo del passato era con lui, scosso dal timore, ma la sua fede nel capitano era incrollabile, e l’avrebbe seguito fino ai lembi dell’inferno, se fosse stato necessario. E serrò forte il suo timone interiore fino a farsi sanguinare le mani.
Qualcuno remerà ostinatamente in direzione contraria e diversa, contro i marosi spumeggianti e crudeli senza sosta o risparmiarsi, mentre l’uomo del passato gli indicò oscuramente la direzione, chiamandolo in lontananza, lanciandosi giù a rompicollo dal crinale, mentre l’altro lo salutava per l’ultima volta senza che potesse vederlo.
Qualcuno si specchierà oscuramente in pozzanghere, alla ricerca della sua casa e di se stessa nell’ultima ontologica, frenetica e disperata lotta, gioendo nei piccoli momenti di lucidità, mentre l’uomo del passato gli fece scudo con le sue costole contro la pioggia dura e sporca, avvicinando le sue sue mani su di lei in una laica e umile preghiera.
Qualcuno sarà costretto in una battaglia che non avrebbe voluto combattere, ma che dovrà suo malgrado, nell’indifferenza.
Qualcuno vorrà solamente voluto vivere, il suo libero diritto di esistere.
Qualcuno vorrà il dolore dell’altro, il suo futuro e il suo passato, la sua traccia, il suo colore e odore.
“L’importante è che uno di noi rimanga sempre e passi il testimone visibile ed invisibile”, dirà la voce di quella quota, restando sempre alle sue spalle, e rasserenerà l’uomo del passato, il pellegrino.
L’uomo vedrà se stesso su una di quelle quote, e vedrà qualcun’altro, di un altro tempo e luogo, di un giorno di un futuro passato inerpicarsi sul sentiero.
E nella sua mente vedrà un luogo e un tempo dove le emozioni non sono una placida tavolozza di colori pastello per bucoliche lavature di tela per cieli tratteggiati di nembi, ma una tenebrosa tempesta interiore.
Uno scontro con l’oscurità immensa e inconoscibile del destino e della vita, un biancore che spezza le retine, un silenzio assordante che rompe i timpani con una vampata al calor bianco. Una pulsante armonica di gioia, dolore e folle altruismo, due passi indietro e uno a fianco del compagno più vicino, per proteggerlo sotto il rombo cupo dei colpi della vita, nemico non dichiarato e inconoscibile, suo malgrado avversario senza perché, sperando in un’impossibile tregua, un temporaneo Natale, prima che l’uno dopo l’altro i nostri compagni scompaiano sotto la superficie del mare primordiale, lasciando increspature e vuoti immensi nel cuore.
Le parole non sono un imbuto per far passare un mare ma solo una fittizia corazza e scudo di Perseo contro la paura. Quando scrivere e parlare sarà reale, spariranno mani e voci, perché ci sarà solo l’indistinta risacca dei marosi dell’immenso mare blu profondo. Quando e se ascolterete ancora non sentite quello che vi hanno detto ma quello che non vi hanno detto, perché é immensamente tutto lì, quando penserete di sapere chi siete io non sarò più quello, ma uno di loro.
Ma a volte, qualcuno potrebbe prendervi per mano, e per qualche istante, come un sogno, sarete lì sulla spiaggia, felice sul bagnasciuga pieno di conchiglie e sassolini colorati e di non parti di te stesso o loro o fantasmi nell’aurora incerta e tu sai che sei sarete lì e vivi, e non ci sono le esili e provate braccia nervose accostate a costolose schiene erose dalla pioggia che reggono ragazzi così leggeri che sembrano angeli caduti dal cielo, impigliati nelle sottili maglie della vita, che non sussulteranno mai quando li prenderete con voi, e vi preoccuperete per loro quando gli darete rifugio, casa, e le loro ferite saranno le vostre fino alla fine del tempi e forse allora insieme guarirete, e ancora una volta farete soffiare il vento, alzerete il nostro viso bagnato e cercherete di perdonarvi, per tutte le volte che non gli abbiamo detto ti voglio bene, per tutte le volte che non siamo arrivati in tempo, per ogni assenso che ci costò erodere con le nostre mani il muro della terra, per quando non abbiamo visto abbastanza lontano, nonostante le nostre piccole vittorie, per tutte le parole sfiorite nell’oscurità che nessuno ha udito a parte noi stessi. Ma alla fine forse finalmente sarete semplicemente voi stessi, spezzati, stanchi, contusi e feriti a morte, ma felicemente uno qualsiasi, uno di loro, con la schiena al muro spalla a spalla, vicini, aspettando i primi raggi del sole e il loro capolinare saettante e felice dal crinale della valle senza eco. E con un po’ di fortuna, li vedrete arrivare. Se poi riposerete o lotterete ancora insieme non lo so, ma l’importante è provarci, ad ogni costo.
La voce della quota vedrà i pensieri e le emozioni di entrambi gli uomini, forse lo stesso, e poserà la sua mano sulla spalla dell’altro, e gli parlerà come ad un fratello.
“Quassù c’e un bellissimo panorama. Io resterò ancora un poco qui e aspetterò il tramonto, con tutti loro. Non posso tornare con te, vedi le mie ferite? Il sole sta scendendo, il crepuscolo incede.
Ci ritroveremo senza bisogno di parole…”
“Ora va’, amico mio, arrivederci.
Per te é tempo di discendere a valle cantando a pieni polmoni il blues dei pellegrini del cielo blu profondo”

La ragazza arcobaleno sulla quota più vicina sorriderà silenziosamente mentre attenderà con fiducia e coraggio la discesa del pellegrino, cospargendo il suo sentiero di bianco, grigio, arancio, di tutte le sfumature più evanescenti, invisibili e profonde, e il tramonto diverrà alba, foriera di nuovi orizzonti e nuovi obiettivi.
Coraggiosamente colui metterà un piede davanti all’altro, prima lentamente, poi con passo leggermente più sicuro e deciso, e alla fine correrà e finalmente verrà assorbito nell’armonia pacifica, rabbiosa, sognante, combattente, dolente e silenziosa della loro immensa e invisibile scala blu profonda.

“We was born
with the morning sun
in a snowy day
under a rainy stars…”

“Non era uomo (o animo) da raccontare né da fargli monumenti, lui che dei monumenti rideva; stava tutto nelle azioni, e, finite quelle, di lui non resta nulla; nulla se non parole, appunto”

– “Ferro”, Levi.

 

 

 

 

 

 

 

 

A man with a strange colorful umbrella #3

It was raining, and the man with the umbrella with the colorful umbrella of words, dreams, and cats was covered with greyish, heavy, oppressive dust.
The umbrella lay on the ground, worn and crooked.
The man was bent and praying, his hands trembling, and he prayed, even though his hands could not join, he would never have it, they trembled as the car from the passenger side floor picked up a fruit box from the car. Wrapped in a white, red and blue blanket, there was a living red, gray, red coat.
Stay with me, said the man who had left his umbrella and his shirt at the center of life, pain and resistance in front of himself.
He looked for help from the doctor of the cunning suit. He looked at him, perhaps thinking it was a box of oranges, swollen, shaky, and fighters. He looked up and looked at the man, now back boy,
As if it were a naive and stupid child, with his dreams like babies with glass bones that could be crushed to the slightest touch.
“What do I have to do?”, she said.
What should I do? Not a soul, a spirit, a body, a will, a heart.
One thing, number, object, nothing on the lime of nothing.
“Morphine,” said the doctor, placed the enormous butterfly in the saddle and nervous nipple like my arm as she, inside the cassette, screamed, and inside, with her, as she whispered in my mind to take me away from here, I brought home, but the morphine dispenser assured me that he would be better there, and once again the man, the boy, I, was wrong.
And the man with his torn shirt leaned over her, told her I loved you, it’ll be all right, but she’s out of the shit crap he’s not real and you know it and screams again.
I think of it, “said the dispenser of morphine, but the man did not see or hear anything apart from her, and the echo of her yells in me knowing she would hear her forever.
It went wrong.
The man with no umbrella and shirtless came back, the cat was now a bunch of bullshit bruised and not liked.
But before that, when the hand with the morphine syringe spoke, the man fell and fell, fell inwardly on a cold and aseptic floor that sometimes knew of beings treated without dignity,
Numbers and not names that do not have the right to suffer or feel, normal people who do not feel anything.
“Can you put it or take it away so?” , she asked.
“The usual one,” I said.
Satori.
And in her mind, a light bulb lights up.
Understand who I am.
I’m Luke. I’m Romeo, Monet and Ladycat. All of them.
The multiple lethal injections for Romeo, the cat that was the dead man walking, but he did not give up.
What in the time of a cigarette, for the time necessary to take the damn cardboard box, came out of the fog of pain, which caressed the cat that was to be visited but
That perhaps he would have met the final syringe, spoken to sweethearts by the little girl who told him “you really love animals”, the scared and confused lady, to the same veterinarian.
Because I had seen the cancer that was gnawing her cat, who gave her a hand, said something comfort and greeted her with a gentle touch on her shoulder.
What was forgotten all five minutes later. But so is life.
And finally the man with the broken umbrella and the tattered shirt came out with a empty empty fruit box with a white, red and blue shawl.
And a cardboard box full of ghosts and her.

A man with a strange colorful umbrella #2

One day the man with the colored umbrella with cats and flowers walked by car in a busy street and at one point saw a confused spot on the perimeter of the perception.
He realized that it was not just a stain, “help,” he said, when the man walked beside her, or he.
The man with the colored umbrella of flowers and cats and words took off his rorschach shirt made of illusions, dreams, and hopes, and left it planing near the confused spot, and the others did not or hit it.
He stopped the car and ran to him or her, and the others did not even hit the man because somewhat confused and distorted they saw themselves on the ground, along with the multicolored and abstract shirt.
He picked up the confused spot, now true and outlined and miraculously, lightly button of life, clinging desperately to life, and keeping every straight, muscle and atom in line as straight as possible, because any misalignment would be fatal if he or she He had survived.
With his firm hands but trembling he carried the stain with him, and his shirt made him look like a pilgrim in the middle of the street, then a crazy, one to insult, who gutteth doors and growls, gives orders, prays, who nurses, Who waits, he cries in silence and prays again.
And then the man with the umbrella with the colored umbrella of words, dreams, and cats with his shirt made of madness, comes home with a new brother.
But there in the middle of the road there is still a stain on the asphalt, burnt, almost dark in the blood of the white and black spots.
Because it was not a dream but reality.

 

 

 

A man with a strange colorful umbrella #1

Once I knew a guy he was writing and his writing was an umbrella.
Those colorful umbrellas with flowers and cats and people asked him to see him always asked him why “walk with that funny umbrella if it does not rain?”
But then it started to rain really and since when it rains people do not talk and listen no more, and runs away, the man remained alone. Apart from a guy with a normal, black, heavy umbrella.
“What do you do without an umbrella in the rain?”
“Here is my umbrella”
“But it is made of words, it does not stop the rain”
The guy with the heavy umbrella clenched in the black suit, anonymous and anodized, shook his head and left, leaving it alone.
People do not like the rain because it is pain and silence that runs on you without you being able to do anything.
The man with the colored umbrella lit a cigarette in the rain …
.. and every time it’s like turning on that last damn cigarette.
With who?
Only the man with the umbrella knows the words, flowers, cats and dreams.
That is, me.
And he knows he will have to keep it forever, because there is always an invisible cat in the rain waiting for an invisible man with a colored umbrella of dreams, because he will never stop raining, and will always fall dreams and cats and flowers from the clouds painfully full of life.
To color his umbrella.

 

 

 

 

 

 

 

 

Paradise X

woopy

“Major X”
Where is your gaze?
Here it is all different,
i no longer find our firmament …

“And the stars look very different today” *

I was looking for him
but it is up there,
You turned the corner
in search of the new wonder.
Hi, Mom, I’ll come back soon,
i go to greet my old friend,
look for me in the arms of the Milky Way
on summer nights,
I will be there
and I will guide my sisters and brothers to our home.

* (Bowie, “Space Oddity”)