кошка War Zone. There’s something over there.

apollo-11-earthrise-1-9 - Copia

 
There’s something over there, at the bottom of the horizon.
It is a thin frayed tremulous timid blue line.
You could almost touch it if it were not for that second light of darkness.
And for the gloved and aluminized hand.
And the suit.
And the helmet.
And the lack of molecules to ride on the voice, a long distance call,
and from the black and white call the timid green gem of the lilac,
down there within the small delicate curved line of life
blue
beyond the still sea but rippled of deaf regulated.

 

C’é qualcosa laggiù, in fondo all’orizzonte.
É una sottile sfrangiata tremula timida linea blu.
La potresti quasi toccare se non fosse per quel secondo luce di oscurità.
E per la mano guantata e alluminata.
E la tuta.
E il casco.
E la mancanza delle molecole da far cavalcare alla voce, una chiamata da lunga distanza,
e dal richiamo in bianco e nero risuona la timida gemma verde del lillà,
laggiù entro la piccola linea curva delicata vibrante di vita
blu
oltre il mare immoto ma increspato di sorda regolite.

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Kowka War Zone. Down at Bunker Hill.

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Down at Bunker Hill
four walls of tiles pulled up dry
that cover the soul
we barricade ourselves in there
while our steps slaughter in the mud
under the crimson tracers
we keep our wounds
without looking at them too much
it would still hurt
too bad
and we would fall down
just
odd step
with the soul-animal shattered inside
and the lost human
in the fog
Down at Bunker Hill
it’s cold over there
run towards the dry stone wall
the sun does not heat up anymore
broke the pass
but we go up the hill
together
Once again
with hidden words
in our secret language
of the heart.
Under a heavy rain at Bunker Hill (on the Hill, on the calcined cliffs of Omaha,
along the red Mile, at Zulu point) you cry and die inside,
you descend a few dead but no one notices.
Not even that you die but then you are reborn together in an endless relay, sometimes in other forms.
Down at Bunker hill
you could still smile
with the camouflage bloomed on him
if it were not
for those four tiles
pull up on dry blood soul.

Giù a Bunker Hill
quattro mura di piastrelle tirate su a secco
che ricoprono l’anima
ci barrichiamo là dentro
mentre i nostri passi sciaguattano nel fango
sotto i traccianti cremisi
ci teniamo le ferite
senza guardarle troppo
farebbe ancora male
troppo male
e cadremmo giù
soli
passo disparo
con l’anima-le frantumato dentro
e l’umano disperso
nella nebbia
Giù a Bunker Hill
fa freddo laggiù
corri verso il muretto a secco
il sole non scalda più
rotto il passo
ma risaliamo la collina
insieme
ancora una volta
con parole nascoste
nel nostro linguaggio segreto
del cuore.
Sotto una pioggia battente a Bunker Hill (sulla Collina, sulle calcinate falesie di Omaha,
lungo il Miglio rosso, a Zulu point) si piange e si muore dentro,
si discende un poco morti ma nessuno se ne accorge.
Neanche che si muore ma poi si rinasce insieme in una staffetta senza fine, a volte in altre forme.
Giù a Bunker hill
si potrebbe ancora sorridere
con la mimetica fiorata addosso
se non fosse
per quelle quattro piastrelle
tirate su a sangue secco
sull’anima.

 

 

 

Kowka War Zone. Looks like an animal.

One moment
in which you realize that what you were at three seconds minutes hours or decades basically is always the same thing.
A thorn in the ass of the world because you never stop asking or asking and trying to understand, and not being like others because they told you that you’ve never been.
I’ve never been because the first sentence that made my fragile eardrums vibrate was “he looks like an animal”.
For me it’s a compliment and honor, just for me.
And basically I will always be, something
between animal man and ghost.

Un momento
nel quale realizzi che quello che eri a tre secondi minuti ore anni o decenni fondamentalmente sei sempre la stessa cosa.
Una spina nel fondoschiena del mondo perché non smetti mai di chiederti o chiedere e cercare di capire, e di non essere come gli altri perché ti hanno detto che non lo sei mai stato.
Non sono mai stato perché la prima frase che fece vibrare i miei fragili timpani fu “sembra un animale”.
Per me é un complimento e onore, solo per me.
E fondamentalmente lo sarò sempre, qualcosa fra animale uomo e fantasma.

Kowka War Zone. VI XII.

 

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No turning point
near the halo
floating souls sinking
over the Perseus Arm
bullets near libration point
stunned through the thin blue line
of the ozone layer
we’re going down
like a fallen stars
little twinkles
we were alone
and orphaned of the morning glory.

VI XII.

 

 

 

 

Ladycat War Zone. Down to Zulu point.

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Giù a Zulu point
i ricordi sono frantumati
i ricordi sono traccianti
frantumanti
blindati corazzati esplosivi
erodenti
feroci
ricordi?
Claymore sulla porta interno buio
salimmo in due
discendemmo in uno
forse
da Zulu point.
Arrossato il percuotere battente
sulla sorda corazzatura
lacerocontuso il sorriso sull’animo
che vedono oscuramente.
Mani strette a coppa
braccia a rotta diga
sotto la crepuscolare onda d’urto
scivola via l’umanità
come un fantasma in ricognizione
sotto la pioggia battente.
Nebbia viola a Zulu point…

Down to Zulu point
the memories are shattered
the memories are tracers
smashing
armored
explosives
eroding
ferocious
remember?
Claymore on the door
dark interior
we went up in two
we descended into one
perhaps
from Zulu point.
Blushing the knocking beaten
on the deaf armor
a smile on the soul
they see obscurely.
Cupped hands
arms at broken dike
under the twilight shock wave
humanity slips away
like a ghost recon
under a heavy rain.
Purple fog in Zulu point …