Ladycat War Zone. No painkillers in the Autumn’s downstream.

Sometimes I would like to have the opportunity to see inside people, inside hearts or just glimpse the consistency of their emotions. We are animals dressed as human beings, are not we?
I asked several people who write (they say) about cats, that they go strong in what they do, it seems.
Tell me, write what I do not know, what I can not write.
What is that intangible thing that I can not express in words.
A few sentences, some pictures, small nicks, nothing special.
I do not want crushed cans, or burps of appearance, better ghost reconnaissance on the blue side of the moon.
Not even mental painkillers after the fall.
Snapshots of men and cats struggling, cackled by stuffed animals, cute phrases, but where is it that touches, squeezes, consumes, makes it screech, makes you laugh and cry?
What makes the heart throw away beyond yourself, which makes you be Achab against the whale, or the crazy Kurtz with his madness. What makes you say is an animal covered in humanity.
That does not make you superior to any living being, indeed, humble.
What makes you irresistibly burst out thinking I’m with you?
Where is it?
The roughness, the scratch, the friction, the friction.
Modesty, momentum, even madness, protection.
Where is it?
If you need screaming, that’s fine, but give me something true with that desperate intensity as I try it.
Let me hear what you feel, and if it hurts, it’s all right, let it be true.
Give me something to make me think and feel without thinking “here it is”.
I saw it, felt it, tried it.
Without embellishments, cushions and filters, but without vulgarity, ugliness, cruelty or superficiality, with respect and love. It can be done?
Maybe not.
Who knows.

 

A volte vorrei avere la possibilità di vedere dentro le persone, dentro cuori o solo intravedere la consistenza delle loro emozioni. Siamo animali vestiti da esseri umani, no?
Ho chiesto a varie persone che scrivono (dicono) sui gatti, che vanno forte in quello che fanno, sembra.
Ditemi, scrivete quello che non so, quello che io non riesco a scrivere.
Cos’è quella cosa intangibile che non riesco ad esprimere a parole.
Qualche frase, qualche foto, piccole scalfitture, niente di che.
Non voglio lattine schiacciate, o ruttini di apparenza, meglio ricognizioni fantasma nel lato blu della luna.
Neanche antidolorifici mentali a valle dell’autunno.
Istantanee di uomini e gatti che si sforano, pagliacciate da peluche, frasi carine, ma dov’è quello che tocca,
stringe, consuma, fa stridere, fa ridere e piangere?
Quello che fa gettare il cuore oltre te stesso, che ti fa essere Achab contro la balena, o il folle Kurtz con la sua pazzia. Quello che ti fa dire sono un animale rivestito di umanità.
Che non ti rende superiore a nessun essere vivente, anzi, umile.
Che ti fa scoppiare irresistibilmente il pensiero io sono con te?
Dove?
La rugosità, il graffio, l’attrito, la frizione.
Il pudore, lo slancio, anche la follia, la protezione.
Dove?
Se serve urla, va benissimo, ma dammi qualcosa di vero con quella disperata intensità come la provo io.
Fammi sentire quello che senti tu, e se fa male va bene lo stesso, fà che sia vero.
Dammi qualcosa che mi faccia pensare e sentire senza pensare “eccolo”.
L’ho visto, sentito, provato.
Senza abbellimenti, ammortizzatori e filtri, ma senza volgarità, bruttezza, crudeltà o superficialità, con rispetto
e amore. Sì può fare?
Forse no.
Chi lo sa.

 

 

 

 

 

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Ladycat War Zone. The home of 139ers.

lulù - Copia.jpg

 

 

Beyond our spotted souls
we’re try find our home
where we return
after the battle
after the win
after the lose
after all
or
after nothing
we’re going there
shoulder to shoulder
but we don’t know where is
the home of 139ers
but maybe don’t exists
and maybe
we’re only
139ers and I.

 

Oltre le nostre anime macchiate
stiamo tentando di ritrovare la nostra casa
dove torniamo
dopo la battaglia
dopo la vittoria
dopo la perdita
dopo tutto
o
dopo niente
stiamo andando là
spalla a spalla
ma non sappiamo dove sia
la casa della 139
ma forse non esiste
e forse
siamo solo
la 139 ed io.

 

 

 

Ladycat War Zone. Sabotage.

the thin read line rain 3

C’mon
buzzin’ over the ozone layer, guy
gimme your bullshit
now
if u can
Do you remember the hailstorm of teardrops that
smashed your head?
The crimson trails
against the purple dusk?
But we have
forgotten smiles
and
we run
again
we try
again
in this swamp
in this mountain
in this hearts.

 

Andiamo, forza
saltella sopra lo strato di ozono, ragazzo
dammi le tue ca**ate
adesso
se puoi
Ricordi la tempesta di lacrime che
ti ha distrutto la testa?
Le tracce cremisi
contro il crepuscolo viola?
Ma noi abbiamo
sorrisi dimenticati
e
corriamo
ancora
proviamo
ancora
in questa palude
su questa montagna
in questo cuore.

 

 

 

 

Ladycat War Zone. Light rain today.

It was December when we went up the hill.
It will be September now when we will descend.
Stentorian stood in the crimson sky the obscure flag.
Silhouetted on the great red spot, we rushed in together.
It’s raining light today, dreams without thorns.

There are vitalities that are like words lying in the sun.
For me it’s cats, something different for you.
The substance is the same.
They are bricks that united together describe your world.
They make sense of what you can not express.
Every so often you meet new parties, sometimes you lose them, or you see them in passing or you understand too late.
You start stuttering, the words fit together, they run aground or fly.
Sometimes we need someone who believes
that we can still manage to speak
when we stop for a moment to believe it.
Those vitalities
that do not need words to express everything.

 

Senzanome

 

Era dicembre quando salimmo in collina.
Sarà ormai settembre quando ne discenderemo.
Stentoreo campeggiava nel cielo cremisi l’oscuro vessillo.
Stagliati sulla grande macchia rossa precipitammo insieme.
Piove leggero oggi, sogni senza spine.

Esistono vitalità che sono come parole sdraiate al sole.
Per me sono i gatti, per te qualcosa di diverso.
La sostanza é la stessa.
Sono mattoncini che uniti assieme descrivono il tuo mondo.
Danno un senso a quello che non riesci ad esprimere.
Ogni tanto incontri nuove parti, a volte le perdi, o le vedi di sfuggita o capisci troppo tardi.
Cominci a balbettare, si incastrano le parole, si arenano o volano.
A volte abbiamo bisogno di qualcuno che creda
che possiamo ancora riuscire a parlare quando smettiamo per un attimo di crederci.
Quelle vitalità
che non hanno bisogno di parole per esprimere tutto.

 

 

 

 

Ladycat War Zone. One who passed by here.

Who was he?
One who passed by here.
What was he doing?
I don’t know, he wrote.
In short, it was wasting time.
Eggià.
What was he writing?
Words.
And behind what was there?
Words are just facades, right?
Facades on the wall of life.
Thing?
Nothing.
In short, who was it?
One who passed by here.
They were just footsteps on a bed of dry leaves.
But at this hour nobody lends ear to the night.
It has already passed.
He was just one who was passing by, but I never asked him “how are you?”
He was a silent one.
He always asked permission before saying something really important.
Or he would say it in a low voice, and if they asked him what he said he always answered nothing, everything was OK.
Who was? One who had loaded on his shoulders a bit ‘of silent souls like his, and adding silences and silences, they talked hours and hours without anyone hearing them.
But they were all really well together, every now and then swollen eyes and hearts, either for that or for that, but there was always someone who noticed and acted accordingly.
Who was?
One. No, many, all together.

 

Chi era?
Uno che passava di qui.
E che faceva?
Non lo so, scriveva.
Insomma perdeva tempo.
Eggià.
Ma che scriveva?
Parole.
E dietro che c’era?
Le parole sono solo facciate, no?
Facciate sul muro della vita.
Cosa?
No niente.
Insomma, chi era?
Uno che passava di qui.
Erano solo passi felpati su un letto di foglie secche.
Ma a quest’ora nessuno presta orecchio alla notte.
É già passato.
Era solo uno che passava di qui, ma non gli ho mai chiesto “come stai?”.
Era uno silenzioso.
Chiedeva sempre permesso prima di dire qualcosa di davvero importante.
O lo diceva sottovoce, e se gli chiedevano cosa avesse detto rispondeva sempre nulla, tutto ok.
Chi era? Uno che si era caricato sulle spalle un po’ di anime silenziose come la sua, e sommando silenzi e silenzi, parlavano ore ed ore senza che nessuno li sentisse.
Però stavano davvero bene tutti insieme, ogni tanto a turno si gonfiavano occhi e cuori, vuoi per quello o per questo, però c’era sempre qualcuno che se ne accorgeva ed agiva di conseguenza.
Chi era?
Uno. No, tanti, tutti insieme.