Ladycat War Zone. “Rainbow” fell down.

 

3a-wp

When the rainbow fell down
downstream from zulu base
we lost signals of Captain X
from the ozone layer halos.
Twinkles aurora filled the milky way above the hill
an hidden pathway near the waterfall
excaping mode trought the forest
no breath during the impossible chasing.
Purple bengals strikes the armoured dusk
with invisibiles
(words voice eyes ears)
like stumbling stones
over the deep fawny sky.

 

Quando l’arcobaleno cadde
a valle della base zulu
perdemmo i segnali del Capitano X
dagli aloni dello strato di ozono.
Le scintillanti aurore riempivano la via lattea sopra la collina
un sentiero nascosto vicino alla cascata
modalità di evasione attraverso la foresta
nessun respiro durante l’impossibile inseguimento.
I bengala viola colpirono il crepuscolo corazzato
con invisibili
(parole voce occhi orecchie)
come pietre d’inciampo
sopra il profondo cielo fulvo.

Ladycat War Zone. Dispatches from 139

IAK_6835

There’s silence up here, right?
It looks like the first man left alone in space.
But we are together.
Up here there are no snowdrops with a bent stem, we hold each other up to the same height because our eyes are a couple of spans from the ground now, in what color of amber I do not know.
We have updrafts on the Hill today, the dispatches travel lightly over the icy crevasses that are foreign on the altitudes of the 139, scent of vibrissae and fur in the sun, we need the dry stone wall, the wordless agreement, the frenetic rush.
But today we will be happy, if we succeed, in the shadow of the pink banksie, where Ladycat today will tell us a story of ascent and resistance, of courage, of cats and men.
Of something that (exists/resists) on a very distant and imperceptible ridge torn from the dream.

C’è silenzio quassù, vero?
Sembra quello del primo uomo rimasto solo nello spazio.
Ma siamo noi insieme.
Quassù non esistono bucaneve dallo stelo piegato, ci reggiamo l’uno con l’altro alla stessa altezza perché i nostri occhi sono ad un paio di spanne da terra ora, in quale viraggio d’ambra non saprei. 
Abbiamo correnti ascensionali sulla Collina oggi, i dispacci viaggiano leggeri oltre i crepacci ghiacciati che sono stranieri sulle quote della 139, profumo di vibrisse e pelo al sole, abbiamo bisogno del muretto a secco, dell’intesa senza parole, della frenetica corsa.
Ma oggi ci raccoglieremo felici, se ci riusciremo, all’ombra della rosa banksie, dove Ladycat oggi ci racconterà una storia di risalita e resistenza, di coraggio, di gatti e uomini.
Di qualcosa che (r)esiste su un crinale lontanissimo e impercettibile strappato al sogno.

Ladycat War Zone. Leaves in September.

g

We fall as leaves in September.
Naturally, without making noise.
Outwardly, because we would have been pitiful, inconvenient, embarrassing.
But we struggled in silence, perhaps no one was willing to hear.
Remember that bed of battered boards burnt in the sun assembled with apparent imperfectness but sheltering from the rain, under the hilarious and foolish look of those who did not understand that does not count the perfect aesthetics but the gesture and refuge.
We were and we are two, words or axes or crooked or rough gestures does not matter, the wind blows away the memory in others but we are still there.
Hands hearts and feet nailed to the ground with olive stoves and native smells, we are still here. The leaves of September remember the spring snow, the north wind’s shoulders, the sun-thirsty dry stone wall, the grass bowed on our paths, our steps now odd, the desperate need to keep that crest of life lived climbed with broken nails and our only smiles.
We want our safety distance, our trench and grass border, we do not want the world to dirty our land we need our naive naive candor to continue to be shoulder to shoulder cheek to vibrisse without listening to those who screamed in our ears awake fools is over you are here she is who knows where, come back here after you will not find anyone, we will all be on the Hill at home, and you will never find us again.
We will not give up,
to leave someone behind.

 

Cademmo come foglie a Settembre.
Naturalmente, senza fare rumore.
Esteriormente, perché saremmo stati pietosi, sconvenienti, imbarazzanti.
Ma lottammo a più non posso in silenzio, forse nessuno era disposto a sentire.
Ricordi quel giaciglio di assi dissestate arse al sole assemblate con apparente imperizia ma che riparavano dalla pioggia, sotto lo sguardo ilare e stolto di chi non capiva che non conta l’estetica perfetta ma il gesto e il rifugio.
Eravamo e siamo noi due, parole o assi o gesti sghembi o rozzi poco importa, il vento soffia via il ricordo negli altri ma noi ci siamo ancora.
Mani cuori e piedi inchiodati a terra con fuscelli d’ulivo e odori natii, siamo ancora qui. Le foglie di settembre ricordano la neve di primavera, le spalle il vento del nord, il muretto a secco assetato di sole, l’erba inchinata sui nostri percorsi, i nostri passi ormai dispari, il disperato bisogno di mantenere quel crinale di vita vissuta scalata con unghie spezzate e sorrisi solo nostri.
Vogliamo la nostra distanza di sicurezza, la nostra trincea e bordura di graminacee, non vogliamo che il mondo sporchi la nostra terra abbiamo bisogno del nostro folle candore ingenuo per continuare ad essere spalla a spalla guancia a vibrisse senza ascoltare quelli che ci urlavano nelle orecchie sveglia fessi é finita tu sei qui lei é chissà dove, ripassate dopo qui non troverete nessuno, saremo tutti sulla Collina a casa, e non ci troverete mai più.
Non saremo noi a mollare,
a lasciare qualcuno indietro.

 

 

 

 

Zero

Sto cercando la scrittura univoca nel silenzio, quel grado zero di espressione che é la radice dell’anima, incorruttibile inconoscibile unica. Di tutti senza essere di nessuno. Neanche di chi la scrive. In assoluta purezza. Quindi impossibile.Quella che cade senza rumore ma che tutti potrebbero sentire.

Che rimane quando é stata letta, che si insegue senza trovare, ma che vorremmo leggere ancora una volta.

 

I am looking for the univocal writing in silence, that zero degree of expression which is the root of the soul, incorruptible unique unknowable. Of all without being anyone’s. Not even those who write it. In absolute purity. So impossible. That which falls without noise but that everyone could hear.

What remains when it has been read, which is pursued without finding, but that we would like to read again.