Ladycat War Zone #25. “First violet”

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The first violet of thought approaches the remembrance and resonance of a storm.
Spend pain, I can’t break the filter of words. The rose waits for a hug that feels more, sinks its roots in search of its shroud of the sunny companion, a subterranean girdle, thin consolation, sighs of essence of herself and warm fustian in the early morning, she blindly dreams of hope and pain through its petals. Can this tiny bastion ever resist the oblique percussion, the tide of memory, beyond the flash of the gesture, of the ridiculous action?
All this is in the moment, we have nourished ourselves of our common pain. And with a plush step, our past. Our future is a distant dream, our present a delicate need.
Of being together gird our limed limbs, we ask only a moment of peaceful existence, so little it seems, but for us it is the world, and the deepest embrace.
The longed-for rest in this expanse of winter, the spring storm and the snowfall of August, the desert around, nothing more than the flap inside, covering our arms and awaking it, and finally showing us the dreamed path.
Heavy the air of spring, the eagle has forgotten how to fly, in human words searches its hovering, to stop its swooping on the edge. Surrounded by dry leaves his look, heavy wings, his cry is a far cry, and no one dared to confront himself in this madman to migrate, dream, fight.
No one to break it down in the descent, only the tawny kestrel follows him, regardless of the price, his eternal nativity scene.
The bird of prey broke its wings, in that swirling, but happy it was, as only a friend can do.
Not human, but feline, regardless of the price of his destiny, with all his love as a pilgrim traveler.
It’s far, he flying over this eternal journey.
A visionary and desperate diary of survival and search for home, friendship and be there, between reality and dream, with eyes half closed and bruised.

 

 

 

 

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Tommy on True feline good blog

(http://truefelinegoodblog.blogspot.it/2018/01/eravamo-solo-noi-due-la-storia-di-tommy.html)

 

“Eravamo solo noi due” – la storia di Tommy

Buongiorno Truefelini e ben ritrovati al termine delle festività! Oggi si riparte alla grande e per questo vi proponiamo uno specialissimo “feline writer”: Luca, del blog Lukecats. Il suo racconto vi emozionerà, vi coinvolgerà, vi commuoverà; è la storia vera del primo incontro con uno dei suoi gatti, Tommy. Non serve aggiungere altro! Grazie Luca per averlo scritto e avercelo mandato, a tutti voi buona lettura!
***
Stavo esplorando. Giocando. Salii.
Il mondo divenne stretto e buio.
Poi un rombo, una bolla di oscurità.
Venni portato via, senza speranza.
Il mondo perse ogni senso, avevo paura.
Ero solo.
Una mano potente mi scagliò in aria e mi scaraventò nel baratro. Persi l’orientamento, caddi sulla terra nera e dura, rotolai senza speranza.
L’asfalto mi graffiò. Spezzò il mio respiro.
Il dolore. Tutto divenne un nero sudario.
Rombi ruggenti intorno a me, sprezzanti ed indifferenti.
Sentivo freddo. Tutto stava perdendo di senso.
Poi, nella nebbia, sentii in lontananza una oscura luce.
“Sono qui, sono vivo”.
“E’ andato…”
“No!”
Sentii un rombo cupo, stridere, un tonfo.
Qualcuno stava correndo verso di me, lo sentii arrivare, lo sentii urlare dentro.
Tonfi ritmici. Eccolo.
“Tutti e due o nessuno dei due. Te lo prometto”
Qualcuno mi diede rifugio, protezione.
Non ero solo. Sentii un calore, mani timide mi circondarono, tremando.
Una voce mi sostenne, protesse, mentre a suo modo, pregava.
Mi sollevò con grazia e cautela infinita.
Ancora il luogo oscuro, ma stavolta era confortevole.
Non vedevo niente, il respiro rotto, il dolore.
Le sue mani, la corsa, il tonfo di una porta.
La voce stentorea, che non permetteva obiezioni.
“Gattino a terra!”
Fredde mani su di me, gli odori acri, il freddo metallo sotto di me. Ma c’era sempre la voce amorevole. Condividemmo la forza, la paura, la speranza.
“Io resto con lui”
Rimanemmo soli e parlò con me, lui non smise mai di parlare con me.
Sentii un sordo strappo dentro di me, devastante, poi non sentii più nulla.
Tutto era freddo e immobile.
Polmone compresso.
Collassai.
Non riuscivo a respirare.
(…)
Tutto perse di significato, stavo morendo.
Ma lui non si arrese. No. Lui non voleva.
Mi massaggiò, mi incoraggiò, mi parlò. Pregò, a modo suo.
Dopo un’eternità, o pochi secondi, qualcosa mi squassò.
Tornai.
Aprii l’unico occhio buono, per un attimo, trovai la forza per un miagolio sottile.
Ma non vidi nulla.
Il mondo era coagulato intorno a noi. Eravamo solo noi due.
Lui capisce. Io capisco.
“Ciao, piccolo”
Sono qui. Con lui.
Lo vedo.
I nostri sguardi si incrociano per la prima volta.
Sono vivo.
Io sono Tommy.
Tommy, il protagonista di questa storia a lieto fine.