Ladycat War Zone #23. “Forest’s runners”

Tonight I dreamed the forest from above, dodging with you the crimson and traitorous trajectories of humanity.
Perhaps the forest is the embryo of a dream of a stillborn child of another place.
It’s not just our place and we’re imagining it and building it for it to have the chances we have never had.
It is a possible world for a future somewhere else that still does not exist or maybe we can not see it.
We have to.
Maybe they’ll break us down, or we’ll finally be home, I do not know, we’ll run between the flare and the fire flames of the camp, not alone.
And sooner or later I will come in and I will not come out anymore.

I can see your inlaid shape on the sparkling blue of the deep blue sky, your warm profile that pierces the tangled mudslides of the morning mist, a burning butterfly from the blackened rainbow wings of a unborn child lost or perhaps just sleeping in a dream of a blind dreamer who flies above the sacking metal armor and the Maya veil of this partial reality.
And we run and run together again, with a wailing, without a strange cry or affection, with no visible noise or footprint, without a name and a definitive line, with a peaceful disillusionment and deep faith, search and discovery, the true essence of the forest runners.

 

Stanotte ho sognato la foresta dall’alto, schivando con te i proietti cremisi e traditori della contraerea dell’umanità.
Forse la foresta é l’embrione di un sogno di un bambino non ancora nato di un’altro luogo. Non é solo un nostro posto e lo stiamo immaginando e costruendo per lui perché possa avere le possibilità che noi non abbiamo mai avuto.
É un mondo possibile per un futuro di un altrove che ancora non esiste o forse che noi non possiamo vedere. Noi glielo dobbiamo.
Forse ci faranno a pezzi, o sarà finalmente casa, non so, correremo fra le fronde chiaroscurali e le fiammelle del fuoco dell’accampamento, non più soli.
E prima o poi ci entrerò e non ne uscirò più.

Posso vedere la tua forma intarsiata sull’azzurro scintillante del cielo blu profondo, il tuo caldo profilo che perfora i nembi aggrovigliati della nebbia mattutina, una farfalla bruciante dalle ali smerigliate d’arcobaleno di un bambino non nato perso o forse solo dormiente in un sogno di un sognatore cieco
che vola al di sopra delle saettanti blindature metalliche e il velo di Maya di questa realtà parziale.
E noi corriamo e corriamo ancora insieme, a perdifiato, senza un esteriore grido o affanno, senza rumore o orme visibili, senza un nome e una linea definitiva, con una pacifica disillusione e una profondissima fede, ricerca e scoperta, la vera essenza vitale dei corridori della foresta.

 

 

 

 

 

 

 

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