Catography # 28. “…”

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Io sono qui,
o là,
o altrove.
Nel mio inizio.
Nel mio principio c’è la mia fine.
Non ho nessuna città, nessuna casa, senza catene.
Non ho scelta o possibilità,
io sono quello che sono.
Io appartengo alla Terra …

….
I am here, 
or there,
or elsewhere.
In my beginning.
In my beginning is my end.
I have no town, no home,
no chains.
I have no choice or possibilities,
i am what i am.
I belong to the Earth…

Catography # 27. “Libera scelta”

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Scelta. Libertà di scelta.
Libertà di fidarsi. Di crederci.
Correre insieme, per libera scelta, senza imposizioni.
Scambiarsi reciprocamente la vita.
Sapere che si può stare l’uno a fianco dell’altro per libera scelta.
Io ho scelto liberamente, mi fido di te. Ciecamente.
Sorprendentemente e dolorosamente.

Questa nostra fotografia è come sento la vita. Sfocata, rozza e traballante.
Istintiva, senza bisogno di parole vuote, solo gesti istintivi e veri, senza compromessi o secondi fini.
La possibile promessa di una vita e di un’amicizia.
La libera scelta di una vita e di un’amicizia.
147 minuti della nostra vita. Di Tommy e la mia.
Sfocata, rozza e traballante.
Perchè l’adrenalina era al massimo.
147 minuti col suo sangue addosso e senza accorgermene.
Qui dentro c’è la corsa a rompicollo in mezzo alla strada tra le auto.
L’annullamento del mio io e il passaggio alla modalità animale.
Lui, esanime. L’irruzione nella clinica veterinaria.
La testardaggine di non mollare. Io e lui soli. Il collasso sul tavolo operatorio.
Io non mollavo, lui non mollava.
Poi, ha aperto l’occhio sano e mi ha detto:
“Sono qui, sono con te”
La prima volta che i nostri sguardi si sono incrociati per un attimo.
E ci siamo uniti per tutta la vita.
Per libera scelta.
Comunque vada.
Ci apparteniamo senza possederci.
Corriamo liberi nel vento, insieme, liberamente.
Anche io sono un animale, sono come lui.
Noi scegliamo liberamente.


 

Choice. Freedom of choice.
Freedom of trust. To believe it.
Run together, by choice, without coercion.
give each other life.
Know that you can stand the side by side by choice.
I chose freely, I trust you. Blindly.
Surprisingly and painfully.

This our picture is how I feel life. Fuzzy, rough and flaky.
Instinctive, without the need to empty words, only instinctive and genuine gestures, without compromise or ulterior motives.
The possible promise of life and friendship.
The free choice of a life and friendship.
147 minutes of our lives. Tommy and mine.
Fuzzy, rough and flaky.
Because the adrenaline was at its highest.
147 minutes with his blood on him and without realizing it.
In here there is the race at breakneck speed into the street between cars.
The cancellation of my ego and the transition to the animal mode.
He, lifeless. The raid in the veterinary clinic.
Stubbornness not to give up. Me and him alone. The collapse on the operating table.
I never gave up, he never gave up.
Then, he opened his good eye and told me:
“I’m here, I’m with you”
The first time our eyes met for a moment.
And we joined for life.
By choice.
Whatever happens.
We belong not possess us.
free run in the wind, together, freely.
Also I’m an animal, I like him.
We choose freely.

 

Catography # 26. “Riflessi”

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(Immagine e copyright di Marianna Zampieri, pubblicato con la gentile concessione dell’autrice).

Noi cerchiamo il gatto nello specchio frammentato.
Nella cornice.

Un tocco soffice.
Un leggero frondare di fusa.
E’ qui il gatto.

Frammenti di noi stessi scagliati nell’infinito delle possibilità.
Ogni frammento di gatto riflesso ha l’intero in sé.


We seek the cat in a fragmented mirror.
In the frame.

A soft touch.
A slight purr.
Here is the cat.

Fragments of ourselves thrown into the infinite possibilities.
Each fragment reflected cat has the whole in itself.

Catography #25.”Catch 22″

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Avrebbe voluto solamente vivere in un altro mondo, entrare in un altro mondo. Sarebbe stato un asociale, un solitario, un pazzo se l’avesse fatto. Ma appena l’avesse fatto non lo sarebbe più stato.
E sarebbe dovuto tornare nel mondo degli uomini dalla porta sul retro. E sarebbe stato un pazzo se continuava a restare in quel mondo. Degli uomini. E solitario, asociale e sano di mente se non l’avesse fatto e finalmente fosse saltato dall’ altra parte, l’altro mondo.

Il ragazzo e il fulvo capitano si salutarono.
“Addio, e buona fortuna,  io resterò a perseverare fino alla fine della guerra”, disse il fulvo capitano.
“Arrivederci”, rispose il ragazzo.
“Come ti senti?”
“Bene. No… sono molto spaventato”
“Così va bene. Vuol dire che sei vivo. Dopo non sarà divertente”
“Oh, sì, lo sarà”
“Dovrai stare sempre all’erta, ti cercheranno ogni secondo, smuoveranno cielo e terra per trovarti. Dovrai saltare”
“Salterò”, disse il ragazzo.
“Sei un dannato pazzo, lo sai?”
“Anche tu, mio capitano”
“Salta!”

He wanted only to live in another world, entering another world. It would have been an asocial, a loner, a fool if he did. But as soon as she did not it would ever be.
It would have to return to the world of men in the back door. It would be a fool if he continued to remain in that world. Some men. And lonely, asocial and sane if he did not and finally had jumped from ‘the other hand, the other world.

The boy and the fawn captain saluted.
“Goodbye, and good luck, I’ll stay to persevere until the end of the war,” said the captain fawn.
“Goodbye,” said the boy.
“How do you feel?”
“Good. No … I’m very scared”
“That’s good. It means you’re alive. After not fun”
“Oh, yes, I will”
“You’ll have to be on the alert, they will try every second, smuoveranno heaven and earth to find you. You’ll have to jump”
“I will jump,” the boy said.
“You’re a damn fool, you know?”
“You too, my captain”
“Jump!”

Catography # 24. “Noi viviamo in un alto castello?”

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Viviamo confinati in un alto castello che abbiamo costruito, inespugnabile,
una gabbia puramente illusoria e mentale?
O come gli altri animali della foresta, dove tutto si manifesta senza sovrastrutture e compromessi?
Altri animali, perché siamo animali, a dispetto di una gabbia ontologica.
Forse il percorso corretto è nel mezzo: camminare con coraggio, e ritirarsi dentro.
Forse tutti noi siamo stati gettati nella vita, non importa quanto tempo si vive, ma ciò che si fa.
Cercando di non cadere nella buca del suggeritore, evitando di essere anestetizzati troppo.
Forse siamo nati per caso, ma possiamo provare a fare la differenza.
Come gli animali.
Come i gatti e gli uomo. Nel senso di essere umano.
Noi viviamo e sopravviviamo.
Essere un soccorritore è difficile, cerchiamo di salvare una vita, di dare un’altra possibilità di vita.
Al mondo. Abbiamo le stesse emozioni. La paura, il dolore e la solitudine.
Noi combattiamo insieme le battaglie più difficili insieme, in silenzio.
Da soli. Ma con l’affetto di persone lontane.
Noi combattiamo le battaglie più dure, vinciamo e perdiamo, ma non abbiamo paura di mostrarci in lacrime.
Disperazione, rabbia, gioia, senza risparmiarsi, ad ogni costo.
Senza mai vergognarsi.
Perché nelle nostre lacrime c’è il germe di una passione indomabile.
Solo gli esseri umani che hanno la forza di non nascondere le loro debolezze possono affrontare il nemico più odioso.
Noi stessi. La paura e la morte.
Fare la differenza. Oppure provare instancabilmente.
Noi siamo questo.

Catography # 23. “Un oscuro scrutare”

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(Immagine e copyright di Sabrina Boem, pubblicato con la gentile concessione dell’autrice).

Un’immagine può penetrare la tenue corazza della nostra sensibilità, mostrarci il punto di vista di un’altra persona o di un altro essere vivente?
O darci diverso punto di vista sulla realtà? Non necessariamente il nostro, ma quello vero.
Mostraci lo iato, la zona grigia in cui alcuni di noi riescono ad intravedere?
Mostrare al mondo che cosa abbiamo creato o danneggiato a nostra immagine umana?
Immaginate un mondo, il tuo mondo, una specie che vi esclude dal vostro spazio vitale, e che vi confini in una zona grigia, negli insterstizi della loro società. Stretti all’angolo.
Immaginate le persone che nella loro tragica consapevolezza di un parziale fallimento, cercano di porre rimedio alla natura umana, persone troppo umane per essere animali, troppo animali per essere umane.
Lui, o lei, davanti alla porta aperta, la strada, la sua casa, ma in realtà un ambiente potenzialmente ostile. Sopra di lui un simbolo.
Un paradosso.
Abbiamo di proteggere loro da noi stessi. Dalla nostra natura umana.
Sento la sua necessità, la sua tragedia. Lui vuole solo un mondo migliore, dove non temere la morte ad ogni angolo per una persona indifferente o idiota. Lui vuole solo ciò che tutti noi vogliamo, vuole solamente vivere.
Forse è solo una mia illusione costruzione mentale.
Forse è il frutto della mia condizione umana con l’occhio e il cuore pieno di lividi, le mani affondate nel dolore condiviso, sangue, saliva mista a fango acre della vita.
Tuttavia, corro con loro, cerco di sentire quello che mi mostrano con un cuore aperto e mente aperta, con modestia e timidezza, in punta di piedi.
Come questa fotografia.

Catography # 22. “Old Lady Lyell”

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Il vecchio sentiero ritrova sempre la sua ragione per esistere.
Finché la polvere rimane alzata sul campo di battaglia,
io esisto.

Cammino al vostro fianco anche se ora non vi posso vedere, ma vi posso sentire.
Baciando e abbracciando gli ormai tiepidi sudari che custodivano i più intrepidi e dolci spiriti che potessi mai incontrare.
Accogliendo in me i vostri gesti non fatti e le parole non dette, i vostri volti tumefatti celati al mondo e i cuori in pezzi.
E l’assoluto imperativo morale di non mollare e la utopica ricerca di una redenzione impossibile.
Io esisto in lui da prima che nascesse ed esisterò oltre lui.
Ero nei suoi sogni prima che nascesse, sono in tutti voi, sono il gatto che amate, che sognate, che proteggete.
Io sono il suo primo ricordo, il mio volto felino tracciato sulla sabbia.
Dal primo giorno della sua vita sapeva che sarei nata.
Cammino al suo fianco e mi vedrà in ogni anima in pericolo, ogni vita spezzata, ogni lamento in lontananza.
Saranno sempre giorni di un futuro passato, echi lontani di possibilità.
Lo nutro con la speranza, con la rabbia e l’ingenuità.
Sono la sua spalla, scorro nelle sue lacrime e mi cerca in ogni volto femminile, sogna il mio volto che non può e non deve esistere.
Frammenti di un sé che non può esistere, il gatto che é in lui e che può vedere solo nello sguardo delle altre persone.
Chi é lui?
Soffiata via dalla brezza, io sussurro ad un fantasma fra le vette delle possibilità.

 


The old path always finds its reason to exist.
Until the powder is raised on the battlefield,
I exist.

I walk at your side, though now I can’t see, but I can hear.
Kissing and embracing the now lukewarm shrouds that guarded the most intrepid and sweet spirits who could ever meet.
Welcoming me your gestures not made and the unspoken words, your swollen faces hidden to the world and the hearts to pieces.
And the absolute moral imperative not to give up and the utopian search of an impossible redemption.
I exist in him before he was born and will exist beyond it.
I was in his dreams before he was born, are all of you, I’m the cat that you love, that you dream, you protect.
I am his first memory, my face feline drawn in the sand.
From the first day of his life he knew that I would be born.
I walk beside him and see me in every soul in danger, every broken life, every moan in the distance.
They will always be days of future past, distant echoes of possibilities.
I cherish the hope, anger and naivety.
I’m his shoulder, I flow in his tears and I look at each woman’s face, dream my face that can not and must not exist.
Fragments of a self that can not exist, the cat that is in him and that can only be seen in the eyes of other people.
Who is he?
Blown away by the breeze, I whisper to a ghost among the peaks of the possibilities.