Catography #3. “Fotografare i gatti è narrare dell’esistenza”

1 - Copia

 

Con questo post ritorno a sensazioni più vicine a me.
Il mio modo di inquadrare è come sento la vita. Sfocata, rozza e traballante.
Sorprendente e dolorosa.
Ma in questa foto non ci sono gatti.
C’è la possibile promessa di una vita e di un’amicizia.
Ci sono 147 minuti della nostra vita, di Tommy e la mia.
Sfocata, rozza e traballante.
Perchè l’adrenalina era al massimo.
147 minuti col suo sangue addosso e non me ne ero accorto.
Qui dentro c’è la corsa a rompicollo in mezzo alla strada tra le auto.
L’annullamento del mio io e il passaggio alla modalità animale.
Lui, esanime. L’irruzione nella clinica veterinaria.
La testardaggine di non mollare. Io e lui soli. Il collasso sul tavolo operatorio.
Io non mollavo, lui non mollava.
Poi, ha aperto l’occhio sano e mi ha detto:
“Sono qui, sono con te”
La prima volta che i nostri sguardi si sono incrociati per un attimo.
E ci siamo uniti per tutta la vita.

 

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